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11 maggio 2015

L'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica: un miraggio

Nel corso della visita alla scuola elementare Pessina di Ostuni [clicca qui], seguita al crollo di un pezzo di solaio all'interno di una classe dove i bambini stavano facendo lezione, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ha annunciato per il 22 aprile 2015 il varo dell’anagrafe dell’edilizia scolastica attesa da 19 anni.
Lo stesso sottosegretario in quell’occasione ha detto che la situazione delle scuole nel paese è “assolutamente drammatica” e che “i cittadini devono sapere dove portano i loro bambini, gli insegnanti devono sapere in che scuole entrano”. E che ciò è possibile con l’Anagrafe dell’edilizia scolastica.
Ma cos’è l’Anagrafe dell’edilizia scolastica?
L’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, prevista e  finanziata dall’articolo 7 della legge n. 23 dell’11 gennaio 1996, Presidente del Consiglio Lanfranco Dini, è uno strumento di indirizzo, pianificazione e controllo del patrimonio edilizio scolastico. L’Anagrafe consente di accertare la consistenza, la situazione e la funzionalità del patrimonio edilizio scolastico. L’attività di censimento dei dati relativi al patrimonio edilizio scolastico, in genere di proprietà dei Comuni e delle Provincie, è di competenza delle Regioni.
Le amministrazioni competenti devono inserire e tenere aggiornati i dati sugli edifici scolastici e quindi monitorare lo stato degli stessi, la manutenzione necessaria e le migliorie apportate. E’ così possibile effettuare una programmazione degli interventi fondata su elementi di valutazione certi.
L’archivio raccoglie nel dettaglio le informazioni degli edifici scolastici come, ad esempio, lo stato delle strutture, la presenza dei certificati di agibilità, l’indice di vulnerabilità sismica degli edifici, la tipologia di riscaldamento, la presenza di barriere architettoniche, il numero di piani, ecc … .
Ma a distanza di quasi vent’anni dall’approvazione della legge n. 23, dell’anagrafe dell’edilizia scolastica italiana non abbiamo traccia.
Quali le conseguenze per i cittadini? In sostanza l’amministrazione centrale non è in grado di dire quanti e quali edifici siano nella disponibilità delle istituzioni scolastiche pubbliche, se le scuole abbiano o meno i certificati di agibilità in regola, quale sia l’indice di vulnerabilità sismica e comunicare questi dati alle famiglie.
Secondo i dati di CittadinanzAttiva e di Legambiente, i cui rapporti pubblichiamo puntualmente nel nostro blog ogni anno, oltre il 70% degli edifici scolastici ha lesioni strutturali e in un caso su tre non vengono effettuati interventi, il 40,7% degli edifici scolastici è stato costruito tra il 1941 e il 1974, poco più del 60% delle scuole è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica del 1974.
Occorre attendere l’Accordo [clicca qui] tra Governo, Regioni ed Enti locali sul Sistema nazionale delle anagrafi dell’edilizia scolastica, sottoscritto il 6 febbraio 2014, per dare un nuovo impulso al sistema dell’anagrafe sull'edilizia scolastica (sono trascorsi 18 anni dall’approvazione della legge n. 23). Il 27 novembre 2014 viene sottoscritto un ulteriore accordo per la definizione dei tracciati dei dati [clicca qui].
Il Sistema nazionale dell’anagrafe dell’edilizia scolastica prevede due componenti che devono essere in continuo rapporto fra loro per lo scambio di dati:
- una componente centrale (Snaes), situata presso il Miur, che garantisce al Ministero le conoscenze necessarie all’adempimento della sua missione istituzionale di indirizzo, pianificazione e controllo;
- una componente distribuita in nodi regionali (Ares) che assicura la programmazione, a livello regionale, del patrimonio edilizio e la gestione del medesimo  su base provinciale e comunale e di singola unità scolastica.
Questo meccanismo dovrebbe consentire la condivisione e lo scambio di informazioni aggiornate sulla situazione degli edifici scolastici, di individuare pertanto le priorità di intervento e conseguentemente una migliore ripartizione delle risorse sulla base delle effettive criticità del territorio.
Al 1. Luglio 2014 erano pronti per il trasferimento di informazioni i “nodi” di Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lombardia, Puglia e Veneto. Entro il 1 dicembre 2014 tutte le Regioni avrebbero dovuto restituire al nodo centrale la fotografia aggiornata della propria edilizia scolastica.
Ma, ahinoi, alcune regioni il 22 aprile non erano pronte (Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise) e l’Anagrafe è slittata “a data da destinarsi”.

Abbiamo ricercato sul web documentazione di sintesi sullo stato degli edifici scolastici. Dal sito “Gestione Edifici Scolastici e Anagrafe Edilizia Scolastica” della Regione Liguria abbiamo recuperato il documento “Edilizia Scolastica: consistenza, distribuzione e qualità in Liguria” [clicca qui] datato 3 marzo 2015.
Apprendiamo che in Liguria ci sono 869 edifici che ospitano istituzioni scolastiche pubbliche, 750 dei quali di proprietà dei Comuni (il 86,31%). La popolazione scolastica ammonta a poco più di 174 mila studenti (a.s. 2014/2015).
L’anno di costruzione degli edifici risale per il 4,26% a prima del 1800, l’8,29% al periodo tra il 1800 e il 1899, il 19,68% è stato costruito tra il 1900 e il 1945 (in totale dunque un terzo circa degli edifici è stato edificato prima della seconda guerra mondiale).
Interessanti le percentuali di presenza delle certificazioni (per l’elenco completo consulta il documento da pag. 11 a pag. 14)
- agibilità/abitabilità: 36,82%
- collaudo statico (l. 46/1990): 55,12%
- certificato antincendio (l. 46/1990): 23,71%
Nella maggior parte dei casi dunque il certificato è assente o non è stata fornita indicazione in merito.
L’amianto risulta presente nel 36,2% degli edifici in tipologie di strutture non chiaramente indicate (la voce percentualmente più elevata – 75,87% - indica una categoria generica – cfr. pag. 17).
Le scale a norma sono presenti nel 40% degli edifici, gli ascensori per il trasporto dei disabili nel 33%.
Un quadro che, nel complesso, appare poco edificante.

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